mercoledì 6 maggio 2009

Mail da una cittadina di l'Aquila

Mai in tutta la storia della nostra Repubblica è stato negato ai
cittadini il risarcimento integrale dei guasti dei terremoti, per la
prima casa. Ma questa regola sempre rispettata (come, ad esempio, nel
Friuli e in Umbria), non vale per l´Abruzzo. Da un primo esame del
Decreto legge n. 39 saltano agli occhi queste particolarità: all´art.
3 non si parla di una cifra specifica, ma nella relazione tecnica
allegata si indica la somma di €150.000,00 quale tetto massimo
spettante ai singoli cittadini per la prima casa. Orbene, la cifra che
sarà poi effettivamente riconosciuta a ciascuno degli aventi diritto,
per un terzo dovrà essere coperta con un mutuo a tasso agevolato a
carico del cittadino, e per un altro terzo dovrà essere anticipata,
sempre dal cittadino, che potrà recuperarlo nell´arco di 22 anni non
pagando le imposte, mentre lo stato interviene con denaro liquido solo
per l´ultimo terzo.

Sennonché la caratteristica dell´Aquila e degli altri comuni colpiti è
quella di centri storici di particolare valore, costituiti da un
grandissimo numero di edifici antichi e pregevoli, 320 dei quali, di
proprietà privata, sono sottoposti a vincolo da parte della
Soprintendenza. Ci sono poi altri 800 edifici pubblici, qualificati di
interesse storico, archeologico e artistico. Ora, come è possibile che
un privato possa farsi carico della ricostruzione o del restauro di un
edificio vincolato o semplicemente di pregio, accollandosi il 66%
della spesa? Si comprende allora come il Decreto legge n. 39, se
resterà nelle sue linee essenziali così come è stato concepito,
costituirà l´atto di morte di una città e di tutti gli altri centri
terremotati, che resteranno nei decenni avvenire cumuli di macerie e
di edifici spettrali, cadenti e abbandonati.

Ma nel decreto n. 39 c´è anche di peggio: all´art. 3, comma 1 ,
lettera c, si dispone che se un immobile, gravato da un mutuo, è
andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato
cittadino. si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al
predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che
resta dell´immobile. Se però il mutuo supera il contributo
riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall´esame della norma,
che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo:
insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il
rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna.
Ma se, come è facile prevedere, il cittadino non riesce, col
contributo e con il mutuo a tasso agevolato, a coprire l´intera spesa
per il restauro o la ricostruzione (rispettando, si spera, le norme
antisismiche), dovrà contrarre un ulteriore mutuo, a tasso di mercato,
con la banche. Insomma quello delineato dal decreto n. 39 è un
meccanismo infernale che consegnerà una città nelle mani di banche,
finanziarie e usurai.

L´ultima perla del decreto: dopo aver dichiarato la città "zona
franca", lo Stato non rinuncia a pretendere da quegli sventurati
cittadini che si faranno carico della ricostruzione, il pagamento
dell´IVA al 20% ( art. 3, comma 1°, lettera d). Ecco cosa miravano a
coprire le tante "passerelle" e sceneggiate e come fosse interessata
l´esaltazione della dignità degli abruzzesi, "forti e gentili".

Dott.ssa Rosella Graziani

cittadina di L´Aquila; attualmente ospite del padre, insieme alla sua
famiglia, in Paglieta (Chieti)

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